Lago di Como · Villa Erba

Maria
e Grégoire

L’inizio della storia

Maria, Grégoire e io ci siamo conosciuti grazie a una catena di passaparola, in questo caso particolarmente breve: avevo già organizzato il matrimonio della sorella di Maria e, quando è arrivato il suo momento, per lei è stato naturale chiedermi di accompagnarli.

Dopo una prima chiamata di allineamento ho iniziato a cercare la location che sarebbe poi diventata la cornice del loro matrimonio. Ricordo ancora il giorno del primo sopralluogo, quando finalmente ho conosciuto di persona anche Grégoire.

Maria e Grégoire vivevano a Londra e abbiamo organizzato quasi tutto a distanza. Quando alla base c’è un rapporto di fiducia così forte, però, anche un percorso complesso può svilupparsi in modo sorprendentemente naturale.

Fotografia — da caricare dal pannello
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La sfida del progetto

Gli ospiti sarebbero arrivati da ogni parte del mondo, portando con sé lingue, culture e abitudini diverse. La sfida era farli sentire tutti accolti e coinvolti, creando un’esperienza comune senza perdere le identità che rendevano quel gruppo così speciale.

Abbiamo quindi pensato ogni momento del weekend come un incontro: tra nazionalità diverse, tra eleganza e divertimento, e tra il carattere internazionale degli sposi e la bellezza profondamente italiana del Lago di Como.

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La chiave del progetto

Dopo aver esplorato diverse possibilità, abbiamo trovato nell’arte il filo conduttore capace di dare coerenza all’intero progetto. Siamo partiti dalla passione degli sposi e abbiamo scelto un linguaggio universale, comprensibile a tutti, utilizzandolo anche per portare nell’evento un tocco di italianità.

La palette è nata quasi naturalmente: bordeaux, bianco e sfumature di rosa, scelti per dialogare con le sale già ricche e preziosamente decorate di Villa Erba.

Lo studio grafico è iniziato con un save the date animato, attraverso il quale gli ospiti potevano scoprire la storia di Maria e Grégoire: dal loro primo incontro alle Hawaii fino al Lago di Como, scelto per celebrare il matrimonio.

Il racconto è poi proseguito nelle partecipazioni, chiuse con ceralacca bordeaux, e nei menu. Le portate erano stampate su cartoncini in diverse lingue, coperti da un foglio di carta velina sul quale compariva l’opera d’arte che dava il nome al tavolo. Ogni tavolo era infatti associato a un quadro, e ogni menu ne riprendeva l’immagine.

Abbiamo pensato ogni momento del weekend come un incontro.

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Ospiti da tutto il mondo

Gli invitati scoprivano il proprio tavolo appena arrivati a Villa Erba. Su un grande tableau de mariage era disposta una busta nominale per ciascuno di loro, e una persona dedicata li accompagnava nell’apertura. All’interno trovavano il posto assegnato e alcuni elementi pensati per rendere più semplice e divertente l’incontro con gli altri ospiti.

Tra questi, dei braccialetti con le bandiere corrispondenti alle lingue parlate da ciascuno: un modo immediato per capire con chi fosse possibile conversare più facilmente, in un matrimonio che riuniva persone provenienti davvero da ogni parte del mondo.

Nella busta si trovava anche un «Passaporto del buon gusto», creato per trasformare l’aperitivo in un gioco. Gli ospiti erano invitati ad assaggiare tutte le proposte del catering, con particolare attenzione alle specialità italiane, e a far timbrare il proprio passaporto presso ogni buffet.

Al termine dell’aperitivo abbiamo contato i timbri raccolti. I tre ospiti più curiosi hanno ricevuto un grembiule da cucina personalizzato e, per il primo classificato, un’intera forma di Parmigiano Reggiano. La premiazione, condotta direttamente dagli sposi al termine della cena, è diventata uno dei momenti più divertenti della serata.

Un weekend sul Lago di Como

Il weekend è iniziato il venerdì a Terrazza Olmo, a Cernobbio, con una serata giocata sui toni del bianco, dell’azzurro e del blu: i colori del lago che accoglieva gli ospiti, ma anche quelli dell’abito Dolce & Gabbana scelto da Maria per la prima sera.

Il giorno successivo Villa Erba ha ospitato ogni momento del matrimonio, dalle preparazioni all’aperitivo fino alla cena nelle sue maestose sale interne. Il taglio della torta è stato l’unica eccezione: lo abbiamo immaginato nella darsena, accompagnato dalla voce di Pavarotti, un vero inno all’Italia e alla bellezza del luogo.

Per la festa entrambi gli sposi hanno cambiato abito e sorpreso gli ospiti con un ballo rock dal carattere decisamente francese, un omaggio alle origini di Grégoire.

Il giorno seguente ci siamo ritrovati per un ultimo momento insieme, più rilassato e informale: un pool party a casa della sposa, tra gelato, pizza preparata al momento e un dress code rigorosamente hawaiano, per non dimenticare il luogo in cui la loro storia d’amore era iniziata quasi per caso.

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Dietro le quinte

Dietro la naturalezza di quei tre giorni c’è stato un lungo lavoro di ascolto, coordinamento e attenzione. Dalle diverse lingue parlate dagli ospiti alla costruzione del «Passaporto del buon gusto», dal racconto animato del save the date alla scelta di un’opera specifica per ogni tavolo: ogni elemento è stato pensato per creare connessioni e fare in modo che nessuno si sentisse estraneo.

Conoscere già la famiglia e avere la piena fiducia degli sposi ha reso tutto ancora più speciale. Sapere che ogni consiglio veniva accolto con la certezza che fosse dato soltanto per il bene del loro grande giorno ci ha permesso di lavorare con grande serenità e di spingerci insieme verso scelte più personali.

Un percorso sereno, fondato sulla stima e sulla fiducia reciproca.

Il ricordo che resta

Anche di questo matrimonio è impossibile conservare un solo ricordo. Ricordo quanto Maria si sentisse bella la prima sera, nel suo abito Dolce & Gabbana, e quanto fosse emozionata all’idea che stessero per vivere uno dei weekend più belli della loro vita.

Ricordo i balli durante l’aperitivo sulla terrazza di Villa Erba, con Maria e Grégoire circondati dai loro amici e dalla musica della band itinerante. E ricordo le parole di gratitudine di Maria alla fine del terzo giorno, quando tutto era ormai terminato.

Avendo già accompagnato la sua famiglia in un altro momento importante, ho vissuto questo matrimonio ancora più da vicino. È stato un percorso sereno, fondato sulla stima e sulla fiducia reciproca, concluso con la consapevolezza di aver creato qualcosa che parlasse davvero di loro. Non potevo desiderare un finale più bello.

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